N. 6 - luglio 1989

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Pubblicazione periodica semestrale del ccbc della Provincia di Viterbo

 

N. 6 - luglio 1989


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Informazioni

Numero 6 - Supplemento al n. 50 di "Viterbo la Provincia"

Luglio '89

 

  Hanno redatto questo numero:
G. Cerica, C. D’Ambrosi,
 M. G.. Palmisciano, C. Patrizi,
C. Prugnoli, D. Stoppacciaro

 

 Hanno collaborato a questo numero:
P.G. Arcangeli; N. Brizi;
G. Cerica; C. D’Ambrosi;
B. Di Sabatino; L.Federici;
A. Goletti; M.D. Leuzzi;
M.E. Naglia; L.Osbat; L.C.Pacini; M.G. Palmisciano; C. Patrizi;
F. Pellegrini;
C. Prugnoli; F. Ricci;
C. Riessner; L. Santella;
R. Scoparo; D. Stoppacciaro;
G. Tiziani.

 

 Direttore:
Angelo Antonio Delle Monache

 

 Condirettore Responsabile:
Giuseppe Mascolo

 

 Segreteria
Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione - Centro di Catalogazione dei Beni Culturali
Piazza M. Fani n. 6 - 01100 Viterbo
Tel. 0761/203363

 

 Autorizzazione del Tribunale di Viterbo del 9 febbraio 1979, n. 232 Registro

 

Stampa
Union Printing - Viterbo

Sommario

 

Le strutture culturali nella Provincia di Viterbo
Graziano Cerica, Luana Federici, Carlo Prugnoli

Risultati del censimento realizzato, negli anni 1986/88, dal Centro di Catalogazione sullo stato dei servizi culturali nei comuni della provincia di Viterbo.
Per la raccolta sistematica dei dati sono state utilizzate schede predisposte dalla Regione Lazio con due livelli di acquisizione: una prima scheda di carattere informativo a base comunale (con riferimenti statistici, territoriali, demografici) e altre schede specifiche per tipologia di strutture (biblioteche, archivi, associazioni culturali, musei, laboratori, strutture di spettacolo). Il risultato ha permesso di costituire un archivio dati sulla presenza, entità e funzionalità delle diverse strutture culturali presenti.

 

Sulle tracce di illustri viaggiatori del passato. Appunti grafici sulle Terme del Bacucco
Angela Goletti, Franco Pellegrini

Le numerose terme romane presenti lungo il tracciato della strada consolare Cassia, là dove lambisce Viterbo, furono oggetto di osservazione da parte di famosi viaggiatori ed alcuni di questi, nei viaggi tra Firenze e Roma, ne tracciarono sui loro taccuini i tratti salienti. Di una di queste maestose costruzioni, il calidarium, delle terme dette del Bacucco sono riportate le testimonianze di illustri osservatori, Michelangelo Buonarroti (1475/1564), Giuliano Giamberti detto il Sangallo (1445/1516), Giorgio Vasari (1511/1574) ed infine Stefano Camilli, giurista viterbese e funzionario Pontificio, che eseguì nel 1835 scavi presso le terme del Bacucco riportandone alla luce alcuni pregevoli resti.

 

Rilievo geopetrografico dell’area interessata al progetto stradale Acquapendente Allerona scalo
Novella Brizi, Claudio D’Ambrosi

La zona presa in esame è compresa nel foglio 129 Tavoletta II N.E. e nel foglio 130 Tavoletta III N.O. della Carta I.G.M. 1: 25.000.
L'indagine svolta si è avvalsa dell'ingrandimento 1:10.000 delle suddette tavolette. L'osservazione diretta ha consentito un rilievo del tracciato stradale in fieri e della zona immediatamente circostante. L'indagine geologica è stata espletata e rivolta all'individuazione dei vari litotipi affioranti e all'osservazione della consistenza dei litotipi stessi. Il percorso stradale in fieri si sviluppa in una zona prevalentemente collinare a metà costa sui fianchi del Monte Rufeno e del Monte Spano, parallelamente e a nord del fiume Paglia, ad un'altezza media di 30-50mt. dal fondovalle. La natura del terreno attraversato dal percorso stradale consente di dividerlo in tre parti: la prima compresa tra Podere Nuovo e Podere Procoio, la seconda tra Podere Procoio e Podere Molino, la terza tra quest'ultimo e Borgata Stazione.

 

Una tomba etrusca dipinta ad Arlena di Castro
Fulvio Ricci, Luciano Santella

Analisi del rilievo e documentazione fotografica di una tomba a camera ipogea con decorazione dipinta rinvenuta nel 1982 in località la Piantata, nel comune di Arlena di Castro.
La cronologia di questa tomba risale molto probabilmente all'ultimo quarto del IV sec. a.C. per una serie di motivi di ordine architettonico e decorativo. La camera è arricchita, oltre che da un soffitto reso a rilievo ed eseguito con maestria e finitezza, anche da una decorazione pittorica bicroma e sulla parete di fondo è ancora possibile distinguere due scudi circolari con un'iscrizione dipinta caea: satnas, semplice formula onomastica bimembre riferita ad un membro di sesso femminile, probabilmente il primo sepolto nella tomba.

 

La chiesa rupestre di Santa Lucia
Fulvio Ricci, Luciano Santella, Daniela Stoppacciaro

Brevi note sulla chiesa rupestre di S. Lucia, nella omonima località del comune di Bomarzo, che sfrutta una delle numerose grotte che rompono la grande scogliera di travertino che guarda il Tevere. Attualmente sono pochissimi i resti in muratura risparmiati dalla rovina che però permettono ugualmente di ricostruire la morfologia originaria dell'edificio articolato in due ambienti comunicanti tra loro tramite una piccola porta: quello di destra, l'unico affrescato, è posto in corrispondenza dell'accesso alla grotta, l'altro molto più ampio, aveva probabilmente solo funzioni di servizio. All'interno della grotta era posto l'altare appoggiato ad un muro che chiudeva lo spazio tra la parete e una grossa formazione stalattitica.

 


LE CONFRATERNITE: UNA RICERCA INTERDISCIPLINARE
 

La prima verifica in un Convegno Nazionale di Studio
Maria Gabriella Palmisciano

  I concerti di Blera e Viterbo
  Una raccolta di canti delle Confraternite umbre e alto-laziali
 

Le Confraternite della Città di Viterbo. Inventario della documentazione archivistica della Biblioteca Comunale degli Ardenti
Maria Emilia Naglia

  Le confraternite a Viterbo nella Visita Apostolica del 1583: una nota
Luciano Osbat

Metodologia per un corretto ordinamento e una corretta ricerca archivistica
Cecilia Patrizi

Funzione degli archivi di Stato in Italia e analisi delle metodologie per il riordino e l'inventariazione dei fondi archivistici.

 

Il simbolismo cristologico nell’apparato scultoreo del portale centrale della chiesa di S. Maria Maggiore a Tuscania
Fulvio Ricci

Analisi del portale centrale della chiesa di S. Maria Maggiore di Tuscania che si evidenzia per una notevole ricchezza decorativa sia iconica che puramente ornamentale. La profonda strombatura è vivacizzata da otto esili colonnine marmoree anulate mentre un imponente archivolto circoscrive la lunetta ornata da rilievi in cui compaiono la Vergine in trono col Bambino, l'Agnello eucaristico e storie del Vecchio Testamento. Rilievi di particolare interesse per chiarire una serie di problemi relativi alla produttività del mondo artistico medioevale nella Toscana meridionale e nell'Alto Lazio tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo.

 

La fortuna critica di Domenico Corvi. Alcuni inediti
Giannino Tiziani

Note sulla persona e opera di Domenico Corvi (1721-1803), ultimo grande artista viterbese assurto a notevole fama tra i contemporanei e con un ruolo di spicco nell'ambito della critica moderna.
Dalla prima citazione a stampa nel Diario Ordinario del 18 settembre 1762 su i due quadri per la nuova Cappella della Madonna dei Sette Dolori in S. Marcello al Corso a Roma, ai commenti del Giornale delle Belle Arti per le opere tra il 1784 ed il 1787, all'alta stima in cui era tenuto da Anton Raphael Mengs. E' del 1924 la prima trattazione critica di una certa estensione da parte di Herman Voss mentre nel 1928 lo Schwendimann rivela il grande apprezzamento che l'opera dell'artista aveva riscosso nella città svizzera di Solothurn. L'ultimo scritto sul pittore viterbese nel Dizionario Biografico degli italiani (1983) sottolinea la grande oscurità che avvolge le sue opere giovanili e sintetizza gli studi precedenti

 

Materiali etnomusicologici
Pier Giuseppe Arcangeli

Analisi di un caso di analogia fra due canti di diversa funzione registrati a Blera: il Canto dell'Ascensione e una nota canzone lirico-narrativa di origine settentrionale Quell'uccellin che vola, usata a Blera, come altrove, per l'olivatura o per altri simili lavori collettivi di raccolta. Le sorprendenti affinità fra i due canti sono dovute ad una lettura festiva di un canto di lavoro, a riprova del carattere "sacrale" o magico-religioso, con le sue valenze propiziatorie e sacrificali, e trsgressivo delle forme vocali contadine intonate sul o durante il lavoro, ma non ad esso funzionali.
Di rimando l'analisi del testo verbale del Canto dell'Ascensione testimonia l'intreccio di sacro e profano peculiare della cultura contadina.
Segue trascrizione musicale del canto Per le tre ore di agonia di Gesù eseguito da un gruppo di donne di Villa San Giovanni in Tuscia.

 

Un piatto di gnocchi... analisi di una storiella popolare
Rita Scoparo

Il racconto, presente a Soriano nel Cimino, Vasanello e Bassano in Teverina, è riferito da donne che usano più o meno lo stesso stile narrativo, breve, essenziale e molto conciso. Il tema è la morte vissuta in chiave ironica ed il protagonista un piatto di gnocchi, metafora per indicare l'istinto vitale della donna che emerge prepotente in occasione del lutto per la morte del marito.

 

Alcune considerazioni storico linguistiche circa l’origine del nome Viterbo
Claus Riessner

Note sull'origine del nome della città di Viterbo, delle testimonianze che cominciano a comparire nei Regesti Amiatino e Farfense dalla seconda metà dell'ottavo secolo in poi, cioè nei decenni che segnano la fine del dominio longobardo e l'inizio del periodo carolingio, al materiale documentario (storico-linguistico) della prima metà dell'Ottocento, cui si aggiunge quello archeologico-epigrafico della seconda metà del secolo.

 

Oltre la ricerca...
Lucia Clara Pacini

La collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale e la sezione di Paleontologia del ccbc della Provincia di Viterbo ha permesso il recupero e la salvaguardia di alcuni reperti fossili rinvenuti nel territorio del comune di Tuscania. I reperti recuperati consistono in un terzo molare superiore frammentario e in due difese incomplete di Elephas palaeloxodon antiquus di cui la meglio conservata raggiunge la lunghezza di circa 2 metri e mezzo. Per lo studio ed esposizione delle porzioni scheletriche rinvenute è stata utile una più intensa ripresa di contatti con l'Amministrazione Comunale di Valentano, impegnata con la Soprintendenza, nell'istituendo "Museo della preistoria del Viterbese".

 

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